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Quando gli artisti rendevano i potenti più belli. I due volti di Vespasiano

 

Nell’antichità, quando non esisteva la fotografia e la ritrattistica era l’unico modo conosciuto per essere raffigurati e il solo per tramandare ai posteri le proprie fattezze fisiche, esisteva di solito una notevole differenza tra le opere ufficiali e quelle private: le prime, destinate al pubblico, venivano abitualmente “abbellite” dagli artisti, che tendevano a nascondere o almeno a mimetizzare i difetti del potente di turno, mentre le seconde, fatte per essere tenute in casa ed essere mostrate solo a familiari e amici, erano più veritiere.

Quello di Vespasiano è solo un esempio, ma potrebbe trattarsi di un qualsiasi altro personaggio del passato: il volto a sinistra (ritratto privato), raffigura l’Imperatore romano così come viene descritto dagli storici: un vecchio soldato dall’aria contadina e i lineamenti marcati, con la pelle del viso cotta dal sole, pertanto rugosa e precocemente segnata, nell’insieme, un uomo dall’aspetto piuttosto rozzo e volgare; nell’opera a destra (ritratto ufficiale), Vespasiano è visibilmente migliorato: i tratti fisici sono più delicati, le rughe attenuate, e in generale, appare un uomo più intellettuale e raffinato.

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