Uno degli onori più alti che si potesse ricevere nella Francia del XVIII secolo era quello di essere presentati a corte, al cospetto del re e della regina.
Ma si trattava di un compito tutt’altro che semplice, e richiedeva un’attenta preparazione affinché al momento giusto tutto andasse nel migliore dei modi, senza incorrere in brutte figure che sarebbero rimaste a lungo negativamente impresse nelle menti dei cortigiani presenti.
La dama, una volta ricevuto l’invito, doveva necessariamente servirsi delle lezioni di un apposito maestro di belle maniere; per pochi minuti di gloria, doveva imparare a camminare scivolando sul pavimento, come se indossasse i pattini su una superficie ghiacciata, e soprattutto, doveva apprendere la riverenza in modo impeccabile.
Alla corte di Versailles erano d’obbligo tre tipi di riverenza: una da fare sulla soglia della sala dei ricevimenti, una a metà della stanza, l’ultima davanti ai sovrani.
La parte più difficile di questo quotidiano rituale di presentazione, stava però nel tornare indietro: la dama doveva indietreggiare senza voltarsi per guardare l’uscio, senza calpestare lo strascico, e, fatto che avrebbe costituito il massimo della goffaggine, senza inciampare nel proprio lungo vestito.
Praticamente, una vera impresa da compiere, per la quale occorrevano sangue freddo e concentrazione, a meno che non si volesse essere etichettate male in un ambiente dove, si sa, l’importanza della forma superava di gran lunga quella della sostanza.

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